Sostituzione e nuova installazione generatori a biomassa legnosa in Toscana - Quali regole?

Ultimamente, in show room, ci scontriamo spesso con la disinformazione di persone interessate all'installazione di apparecchi a biomassa nella propria casa, per fronteggiare il caro bolletta di questi ultimi tempi.
Per questo motivo, abbiamo pensato bene di condividere sul nostro sito, in maniera comprensibile (tralasciando di proposito molte specifiche e richiami a normative e Leggi), quella che è la regolamentazione da rispettare per evitare di incorrere a situazioni sgradevoli che potrebbero verificarsi nel prossimo futuro (rimborso di un incentivo o divieto di utilizzo di un prodotto appena acquistato).

In foto, riportiamo un diagramma esemplificativo di cosa prevede l'installazione di un generatore a biomassa legnosa, in sostituzione di un altro generatore o in aggiunta ad un impianto esistente.

Riportiamo di seguito la risposta dettagliata dell' Agenzia Regionale Recupero Risorse ricevuta  in seguito ad una nostra richiesta di chiarimenti circa l'interpretazione delle nuove disposizioni in materia:

"Il Piano Regionale Qualità dell'Aria approvato dal Consiglio Regionale il 18 luglio 2018 presenta due indicazioni circa l'installazione e l'utilizzo degli impianti alimentati a biocombustibile solido.
Per quanto concerne l'installazione, i generatori di calore devono avere la certificazione con qualità pari almeno alle quattro stelle ai sensi del decreto ministeriale del 7 novembre 2017 n. 186 (Regolamento recante la disciplina dei requisiti, delle procedure e delle competenze per il rilascio di una certificazione dei generatori di calore alimentati a biomasse combustibili solide) in adempimento a quanto previsto dall’articolo 290 del d.lgs. 152/2006. La presente disposizione si applica alle nuove costruzioni e alle ristrutturazioni. A tal proposito, per ristrutturazioni si intendono quelle per le quali è necessaria la presentazione della relazione tecnica ex articolo 28 della legge 9 gennaio 1991 n. 10: semplificando, solamente le mere sostituzioni del generatore (stessa tipologia dell'apparecchio senza altre modifiche all'impianto) restano escluse dal concetto di ristrutturazione.
Per quanto concerne l’utilizzo della biomassa per il riscaldamento, esso è vietato nelle nuove costruzioni o le ristrutturazioni come specificate al punto precedente. Questa misura si applica ai soli comuni critici per il materiale particolato fine PM10 e relativamente alle sole aree di superamento, tipicamente le zone di fondovalle fino ad una altezza di 200 metri (ex DGR 1182/2015). Pertanto se un comune esce dalla zona critica, l'impianto presente può tornare ad essere utilizzato (ecco il perché della dicotomia fra installazione ed utilizzo e del perché è comunque ammessa l'installazione). Dalla misura sono escluse in ogni caso le aree non metanizzate, intese come quelle prospicienti le strade pubbliche o ad uso pubblico e porzioni delle stesse nelle quali non sono esistenti i condotti di metanizzazione. Sono da ritenersi non metanizzate le costruzioni ed i relativi resedi di pertinenza, effettivamente privi del servizio, ricadenti fuori da una fascia di circa 30 metri misurata in pianta lateralmente all'asse della tubazione ubicata nel tratto di strada metanizzata."


Di fronte a queste disposizioni, c'è amarezza da parte di chi era intenzionato ad installare un sistema a biomassa in casa e non può farlo. Il più delle volte, si sentono esclamazioni del tipo: "A casa mia potrò fare come mi pare?! Chi mi viene a controllare?"
Anche questa domanda ha trovato risposta nell'interpello che abbiamo inviato e, anche in questo caso, per precisione, condividiamo con voi la risposta dell'ARRR:

"L'attuazione dei controlli da Lei citati è in capo ai comuni, i quali sono titolari del relativo potere di ordinanza nell'ambito di attuazione del proprio Piano di Azione Comunale (PAC). La verifica del rispetto delle suddette ordinanze, si legge nei vari provvedimenti disponibili in rete, è assegnato alle proprie forze di Polizia che dovranno, in particolare, intensificare la vigilanza ed i controlli anti-inquinamento con verifiche e accertamenti aggiuntivi a quelli ordinari. La Regione effettuerà comunque delle verifiche in tal senso, nell'ambito della propria competenza in materia di efficienza energetica attraverso la propria agenzia regionale (ARRR) al fine di implementare il catasto impianti, aumentando il numero di ispezioni nei territori critici per il particolato PM10 ed estendendo tali controlli anche ai generatori alimentati a biocombusitibile solido, richiedendo la documentazione tecnica a supporto della installazione e gestione.
Condividiamo l'aspetto della campagna informativa da rivolgere soprattutto agli addetti lavori che in teoria, in qualità di tecnici, dovrebbero conoscere a prescindere le normative esistenti in quanto soggetti alle responsabilità che derivano da eventuali accertamenti. Il momento tra l'altro è particolare sotto il profilo normativo, con l'uscita ad esempio delle norme tecniche UNI 10389-2 (la prova di combustione sugli apparecchi a combustibile legnoso) e UNI 11859 (verifica sistemi evacuazione fumi impianti a biomassa e gasolio) alle quali seguiranno altre linee guida: sarà l'occasione per cercare di fare formazione e prendere coscienza di un settore destinato a non restare più periferico e che pertanto necessita di grande competenza (e con essa la relativa responsabilizzazione degli operatori). In questo senso le associazioni di categoria si sono già mosse e altrettanto faranno ARRR e Regione."


Come si desume dalla risposta, c'è ancora molta disinformazione anche tra gli addetti ai lavori. Viene anche anticipata il prossimo passo previsto per quanto riguarda i controlli periodici dei generatori a biomassa, che saranno sottoposti ad analisi dei fumi come accade già da tempo ai generatori a combustibili fossili.

Ricordiamo infine che per accedere agli incentivi, i generatori devono avere un rendimento minimo del 85% (il 70% non è più sufficiente per accedere al Bonus Ristrutturazione) mentre i titoli autorizzativi vanno valutati di volta in volta (interessante approfondimento QUI ) e in allegato (Glossario Edilizia Libera).
Infine, come da Decreto Requisiti, la sostituzione del generatore con cambio combustibile prevede l'emissione di una relazione energetica dell'edificio (ex Legge 10).


FAQ frequenti
 
D: Ho una casa con una caldaia a metano e volevo affiancarci una termostufa a biomassa (pellet o legna). E' possibile farlo e quali incentivi ci sono?
R: Se la casa è in un comune definito salubre, l'installazione è possibile selezionando un prodotto certificato 5 stelle ambientali. E' possibile accedere ai bonus statali (Bonus Casa o Ecobonus) a seconda della tipologia di intervento. Il conto termico non è attuabile.
Se la casa è situata in un comune definito critico e non ci sono altri generatori a biomassa già presenti nell'edificio, l'installazione è sconsigliata in quanto l'utilizzo non sarà consentito fintanto che il comune non esce dalla criticità.

D: Abito in un comune critico in area non metanizzata e mi riscaldo con una caldaia a gasolio. E' possibile sostituirla con una caldaia a pellet?
R: Sì, è possibile, installando un generatore a 5 stelle. Rispettando i requisiti necessari, è possibile accedere alle incentivazioni previste.

D: La mia casa è situata nella Piana e attualmente ho solo una caldaia a metano. Volevo integrare l'impianto affiancandoci una stufa a legna. Lo posso fare?
R: Nì. Nel senso che l'installazione è consentita ma l'utilizzo no, essendo zona inferiore a 200 metri di altitudine e soggetta a criticità.

D: Abito in un comune definito critico, in zona metanizzata e volevo intervenire sul mio caminetto aperto. Cosa posso fare?
R: I focolari aperti non possono più essere utilizzati per via dei livelli elevati di inquinanti rilasciati attraverso il condotto dei fumi. E' fortemente incentivata l'installazione di inserti con almeno 4 stelle ambientali (sostituzione) o l'eliminazione del caminetto per una nuova stufa. Si può accedere alc onto termico energia o ai bonus fiscali. Talvolta, al fine di incentivare la popolazione al rinnovamento degli apparecchi obsoleti, i comuni emettono dei bandi a fondo perduto, anche sommabili agli incentivi esistenti.

Speriamo che questa breve guida sia stata esaustiva e vi invitiamo ad inviarci quesiti, dubbi a casistiche non affrontate scrivendoci direttamente a questa pagina
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